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Proverbi liguri sull’olio di certo non mancano!

L’ulivo è una pianta millenaria che nel corso del tempo è stata grande fonte di ispirazione: uomini antichi e moderni hanno visto in questo verde nettare non solo un valore gastronomico e nutrizionale, ma anche un valore storico e paesaggistico.
Spesso incorriamo infatti nell’errore di individuare nell’olio di oliva solo l’aspetto culinario, quando invece quello culturale è di altrettanta importanza.

L’attenzione sul rapporto tra uomo e territorio è sempre più accentuato ormai: nel passato così come nel presente.
Proverbi, aforismi, detti popolari, credenze, fanno parte da sempre dell’esistenza umana e ne sono ormai parte integrante e irrinunciabile.

L’olivo nella cultura popolare ha sempre ispirato modi di dire che sono diventati vere e proprie metafore di vita.
Sia l’olio che l’ulivo hanno intrecciato la loro storia con quella dell’uomo già dai tempi più antichi: i greci lo affrescavano ovunque.
Un prodotto sacro offerto dalla terra che merita di essere tramandato di generazione in generazione.

Ecco a voi alcuni proverbi liguri del mondo olivicolo ed oleario

E pane nu sun urive – e urive nu sun öriu e l’öriu u nu l’è sodi (I fiori d’olivo non sono ancora olive, le olive non sono ancora olio e l’olio si trasforma in soldi solo se è di buona qualità)

“Se l’uriva a rènde, u vilàn u spènde” (se l’oliva rende, il contadino spende)

“S’u ciœve de zenâ u ven l’öriu pé a canâ.” (Se piove a gennaio l’olio scende per la grondaia di casa, se piove a gennaio sarà una grande annata per l’olio).

 “Öriu, dônne e bricchetti, nu ne manca mai.(Olio, donne e fiammiferi, non ne mancano mai. Olio da comprare ce n’è sempre)

“A San Francescu, öriu frescu.” (A San Francesco olio fresco. Il 4 ottobre iniziava la stagione della macinatura delle olive. Oggi i frantoi aprono qualche giorno più tardi)

“Primma se catta l’ommu c’ha robba.” (Prima si compra l’uomo e poi la roba, è importante conoscere chi è che vende, soprattutto nel mondo oleario)

“Gumbu fermu, brüttu segnu.” (frantoio fermo, brutto segno. Chi non lavora non mangia).

“Marsu ciœvi ciœvi! Avrì nu cessà mai! Ancù in ruggiu de mazzu, poi a n’ammu assai.” (Marzo piovi piovi, aprile non cessar mai, ancora una scrollata a maggio e poi ne abbiamo abbastanza. L’invocazione ai mesi primaverili perché distribuiscano precipitazioni piovose e abbondanti che nutrano la pianta dell’olivo.)

oneglia piazza dante
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